
Vorrei chiarire alcuni punti, perchè temo di
esser stato frainteso.
1) Sono assolutamente contrario alla censura dell' intervento del Papa, una volta invitato, e soprattutto al bailamme cialtronesco e sovversivo da okkupazione con le k, che ho sempre trovato, francamente, ridicolo, un po' come gli sms coi xkè.. Non i perchè.
2) Trovo lecito, in una democrazia, non ritenere opportuno che l'
inaugurazione e sottolineo l' inaugurazione dell' anno accademico non venga presieduta da una persona con cui NON può esserci confronto, condizione necessaria al dialogo culturale e scientifico, visto che confronto può esserci solo con chi è disposto a cambiare le sue idee in favore di altre, una volta dimostrato il contrario; e ciò non è, essendo e ponendosi la fede come Unica e Sola Verità rivelata, contrariamente ad ogni sapere di tipo scientifico e filosofico, a parte le apologie religiose.
3) Assolutamente, invece, troverei illuminante, utile e arricchente la condivisione di un ulteriore punto di vista di una persona, il Papa, di una cultura -condivisibile o meno- profonda e colta. Ciò è e sarà sempre, con chiunque arricchisca ed allarghi l' orizzonte di ciò che conosco, per quanto sempre sarà difficile il confronto con chi, già in partenza, in un dialogo, non è pronto a cambiare le sue idee.
4) Ancora, per lo stesso motivo, per quanto sotto tutt' altro punto di vista e con tutt' altro livello culutrale, continuo a non capire perchè vi fu una critica esacerbata dell' intervento di Ahmadinejad in un' università americana, che ritiene, ugualmente, che l' unica verità rivelata la dica un altro dio.
5) Continuo a pensare che, visto il continuo freno -nella storia e nel presente- posto dalla Chiesa alla ricerca scientifica, freno posto con tutti i lodevoli presupposti di ordini etico e morale, ancorchè soggettivi del Papa, sia stato un errore di ordine concettuale invitarlo all' inaugurazione dell' anno accademico, come non inviterei a casa mia qualcuno che continua ad ostacolare, pur con delle buone intenzioni, mio figlio, che io ritengo invece si comporti con onestà intellettuale.
6) Non vi è alcuna cristofobia, se non forse la reazione uguale e contraria alla prevaricazione spesso arrogante e cieca di Chi si pone -di diritto, senza possibilità di replica, e tutti a capo chino, dai politici alla televisione - al di sopra di tutti, posizione che io, da sempre, non posso accettare, moralmente e filosoficamente, in un dialogo che si supponga tale.
Cito da
Ezio Mauro , che non condivido solo quando, all' inizio dell' articolo, parla di confronto e di dialogo -che non può esserci, vedi punto 2) - ma che appunto ben chiarisce il sentimento di reazione alla
riduzione di dignità dell' interlocutore laico : "Vorrei essere chiaro: la Chiesa ha il diritto (che per il Concilio Vaticano II è un dovere) di testimoniare la sua dottrina su qualsiasi materia, anche di competenza dello Stato. Ma queste prese di posizione sono destinate alla coscienza dei credenti e a chi riconosce alla Chiesa un'autorità con cui confrontarsi, mentre le scelte politiche spettano ai laici, credenti e non credenti.
Nella Chiesa si fa invece strada la convinzione secondo cui i non credenti non riescono a dare da soli un senso morale all'esistenza, perché solo la promessa riconosciuta dell'eternità dà un senso alla vita terrena. Ne deriva una riduzione di dignità dell'interlocutore laico, quasi una riserva superiore di Verità esterna al libero gioco democratico, una sorta di obbligazione religiosa a fondamento delle leggi e delle scelte di un libero Stato. La reazione a questa nuova "potestas" che vorrebbe coinvolgere nel cattivo relativismo la democrazia, perché si basa sulla libertà di coscienza di tutti i cittadini, e vede ogni fede come un valore relativo a chi la professa, viene sempre più da un laicismo di maniera, un compiacimento per l'ateismo come contraddittoria religione della modernità, un risentito anticlericalismo, che credevamo confinato alla stagione adolescenziale della nostra Repubblica. Sopra questa nuova rissosa incomunicabilità ostile, manca il tetto condiviso di una Repubblica serenamente laica, cosciente dei valori della tradizione e delle religioni, capace di difendere la sua autonomia e la sua libertà garantendo la libertà di tutti."
7) Per la cronaca, io sono agnostico, ovvero considero l' esistenza o meno di un Dio non indagabile dall' intelletto e perciò al di fuori della possibilità di conoscenza e dimostrazione razionale umana. E' un atto d' amore, la fede, della cui verità si può dubitare o meno, nel pieno rispetto di chi crede. Ugualmente, appunto, non posso dirmi certo della non esistenza di un Dio -qualsivoglia sia-, atto di fede opposta pure questo, proprio perchè certo di un' altra Verità, di segno opposto.
Io ritengo non vi sia possibilità di indagine, e che l' amore nel senso più ampio del termine, questo sì, possa far intuire una forma di sublimazione dell' animo molto simile al concetto di Dio amore. Dio è il nostro Io più bello, se volete, per quanto Freud lo definisse anche l' unificazione di tutte le paure, a cominciare da quella che, dopo la morte, il nostro io non esista più. Peraltro, invece, ritengo che lo yin e lo yang siano due realtà appartenenti entrambi all' animo umano, il cui disequilibrio porti a frustrazione. In questo senso la Chiesa, ponendo il fedele a confronto con Dio, lo predispone ad una tensione asintotica verso un ideale irraggiungibile e negante se stesso, portatore di sensi di colpa e frustrazione assolutamente incondivisibili.
Ciò detto, andate in pace. La messa è finita.